Già all'inizio della nostra attività abbiamo capito che se volevamo davvero mettere in pratica le parole che avevamo scelto come nostro programma di impegno e di vita - ascoltare, accogliere, condividere - dovevamo lasciarci provocare ed istruire dalla strada.
È sulla strada infatti che trascorrono la maggior parte del tempo molte delle persone che incontriamo, siano esse ex detenuti, tossicodipendenti, alcolisti, disoccupati, senza fissa dimora, giovani.
"La strada - abbiamo scritto in un documento dell'80(link) - è scuola, per noi, durissima ma preziosa. Insostituibile. Scuola che richiede preparazione "improvvisata", immaginazione, fantasia, donazione, ottimismo, gratuità, fede."
Il nostro intervento si fonda principalmente sulla disponibilità ad accogliere l'altro nella sua interezza, cogliendone accanto agli aspetti di criticità e di fatica, le potenzialità e le risorse. Il presupposto per un incontro autentico è l'astensione dal giudizio e la convinzione che in ogni persona, anche la più segnata da patologie e problemi, esiste una parte "sana" dalla quale è sempre possibile ripartire, nonostante i precedenti fallimenti e la probabilità di ulteriori cadute. In questo consiste in fondo il nostro "metodo", non terapeutico in senso stretto, ma certamente riabilitativo.
Rispetto agli anni '70 e '80 il nostro lavoro oggi è più strutturato e complesso, esige spazi e tempi per la formazione e l'aggiornamento, ma rimane fondamentale il confronto con gli elementi fondanti del programma originario della Comunità, che può essere riassunto nei seguenti punti:
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